Valerio Visconti, dalla Serie A alla sua nuova Accademia per i portieri

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Valerio Visconti torna nella sua Salerno dopo la lunga esperienza in Serie A e in cadetteria e parte con la sua nuova Accademia per i portieri

Valerio Visconti riparte dai giovani e, dopo la sua importante esperienza nel calcio professionistico, lancia il suo progetto di Accademia per i portieri. La Valerio Visconti Goalkeeping Academy, che punta alla formazione e alla crescita dei “numeri 1” nel calcio. Un progetto ambizioso, che non si limita solo agli aspetti tecnici e tattici, ma svilupperà la figura dei portieri a 360 gradi. Fino agli aspetti psicologici e cognitivi dei singoli atleti. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Valerio Visconti, che ha presentato il suo nuovo progetto sportivo.

L’intervista

  • È appena iniziata una nuova fase della tua carriera con la nascita della Valerio Visconti Goalkeeping Academy. Cosa rappresenta questo progetto per te?

È un progetto che racchiude tutta la mia esperienza, la mia visione e la mia passione. La mia Accademia nasce con l’obiettivo di creare un centro di formazione d’eccellenza dedicato ai portieri, in cui ogni aspetto — tecnico, tattico, fisico e cognitivo — venga curato, programmato e personalizzato.

Dopo tanti anni trascorsi nel calcio professionistico, lontano da casa e dagli affetti familiari, ho sentito il bisogno di riportare a Salerno tutto ciò che ho imparato, per costruire un punto di riferimento autentico per il ruolo del portiere.

  • Qual è la mission della tua Accademia?

La mission è chiara: formare prima atleti e poi portieri. Ogni seduta è progettata secondo un approccio multidisciplinare e applicativo, capace di adattarsi all’evoluzione del ruolo e alle nuove filosofie tattiche.

Il portiere, più di ogni altro giocatore, rappresenta l’atleta completo del calcio moderno: deve infatti saper dominare con precisione e coordinazione tutti e quattro gli arti, unendo forza, sensibilità e intelligenza motoria in ogni gesto tecnico.

Valerio Visconti traccia il percorso e gli obiettivi della sua Accademia portieri

  • A cosa punta la Valerio Visconti Goalkeeping Academy nei prossimi anni?

La vision è ambiziosa: diventare un punto di riferimento d’eccellenza nel Sud Italia per la formazione dei giovani portieri, offrendo loro opportunità concrete di formazione, crescita e, nel caso di atleti promettenti, di accesso al calcio professionistico.

L’obiettivo è costruire una struttura sempre più completa, con collaboratori di alto profilo — preparatori fisici dedicati, psicologi dello sport e nutrizionisti — capaci di accompagnare ogni atleta in un percorso di sviluppo tecnico, fisico e umano. Un passo alla volta…

  • A chi si rivolge concretamente la tua Accademia e come si articola il percorso di allenamento?

Lavoro con portieri di ogni età, dai 9 anni fino ai professionisti. Ogni percorso è personalizzato e calibrato sulle esigenze, le età e gli impegni dei ragazzi, con pacchetti di lavoro dedicati.

Un passo indietro, alla carriera da allenatore dei portieri

  • Prima di dedicarti alla tua Accademia, hai avuto una lunga carriera da allenatore dei portieri nel calcio professionistico. Vuoi raccontarci in breve il tuo percorso?

Sono stati anni intensi, vissuti sempre con grande passione e dedizione.. Ho avuto la fortuna di lavorare con club di primo piano e con dirigenti, allenatori e staff tecnici di altissimo profilo. Con mister Pecchia, al quale ho fatto anche da “secondo”, oltre ad una fantastica esperienza in Giappone abbiamo ottenuto altri risultati importanti. Tre vittorie del campionato cadetto, due campionati di Serie A disputati, una Coppa Italia di Serie C conquistata con la Juventus Under 23. Nella stagione 2022-2023 ho ricevuto il riconoscimento come miglior allenatore dei portieri di Serie B.

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La consegna del premio come miglior allenatore dei portieri di Serie B nella stagione 2022-23

Una ulteriore tappa importante resta per me, senza alcun dubbio, quella del novembre 2024, quando ho conseguito l’abilitazione UEFA GKA. Si tratta del massimo livello di qualifica e formazione per allenatori dei portieri. È valida a livello europeo e permette di allenare portieri di tutte le categorie, anche a livello internazionale. Ogni tappa è stata una scuola, un’esperienza che mi ha arricchito tecnicamente e umanamente.

  • Un altro lavoro rispetto all’Academy…

L’allenatore dei portieri professionista è oggi una figura strategica per il club, capace di incidere a più livelli: tecnico, tattico, fisico e gestionale. Deve possedere competenze approfondite negli aspetti condizionali, saper leggere e interpretare il modello prestativo del portiere moderno e, di conseguenza, collaborare in maniera costruttiva e quotidiana con lo staff dei preparatori atletici.

La mia esperienza con Gianluigi Buffon, nel suo ultimo anno di carriera, è stata per me un motivo di grande orgoglio. Non solo dal punto di vista tecnico, ma anche umano: un’esperienza di gestione e condivisione di altissimo livello. Il rapporto con i preparatori atletici è stato costante, equilibrato e fondato sulla sensibilità reciproca verso le esigenze fisiche e mentali di un campione che ha avuto un percorso straordinario.

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L’allenatore dei portieri deve arricchirsi di nuove competenze

Oggi l’allenatore dei portieri deve essere anche un grande comunicatore, in grado di comprendere e gestire la dimensione emotiva dell’atleta. Sempre più spesso può essere coadiuvato da figure come gli psicologi dello sport, che rappresentano un valore aggiunto nel processo di crescita e di stabilità del portiere.

È un collaboratore tattico di fiducia per l’head coach, capace di incidere nell’organizzazione tecnico-tattica della squadra. Infine, l’allenatore dei portieri moderno deve possedere anche competenze di tipo manageriale e di scouting. Spesso è delegato a valutare, individuare e proporre profili di valore, contribuendo così alla crescita e alla sostenibilità tecnica del club.

L’occhio lungo su Suzuki e la “scoperta” di Corvi, arrivato fino in prima squadra

Un esempio concreto della mia esperienza è stata la scelta di Zion Suzuki, portiere giapponese che abbiamo deciso di acquisire al Parma, condividendo una visione e un investimento importante con mister Fabio Pecchia e con l’area mercato rappresentata da Mamo Notari e Mauro Pederzoli. È stato un progetto di scouting coraggioso, fondato sulla conoscenza e sulla convinzione di poter valorizzare un talento non convenzionale, funzionale ai parametri di ingaggio del club e alla filosofia tattica del mister.

Allo stesso modo, ritengo fondamentale saper valorizzare i prospetti già presenti nel club, come nel caso di Edoardo Corvi, cresciuto nel settore giovanile del Parma e oggi portiere in Serie A. Vederlo esordire due anni fa in cadetteria è stato uno dei momenti più gratificanti ed emozionanti della mia carriera.

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Valerio Visconti con il suo “allievo” Edoardo Corvi
  • Da allenatore dei portieri professionista a fondatore di un’Academy: cosa cambia nel tuo approccio?

Cambia il contesto, non l’essenza. Nel professionismo lavori sulla performance immediata; nella mia Accademia posso lavorare sulla costruzione di ogni fondamentale. Oggi posso dedicarmi alla crescita individuale dei ragazzi e dare tempo alla formazione soggettiva, aspetti che nei club professionistici spesso non sono pienamente consentiti, perché si tende ad uniformare e protocollare gli allenamenti. Si dimentica che ogni atleta ha – e deve avere – il proprio tempo di sviluppo, e questo vale in modo ancora più marcato per il portiere.

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