
Biancolino chiarisce lo sfogo dopo Frosinone e lancia un appello ai tifosi, mentre la Curva Sud ribadisce i limiti del rispetto reciproco
I matrimoni non sono sintomo di perfezione o di amore incondizionato: spesso si resta insieme per paura di rimanere soli o per abitudine, e le incomprensioni vengono mascherate da gesti quotidiani, fino a esplodere in atteggiamenti taglienti. L’amore tra Raffaele Biancolino e la Curva Sud, dopo la sconfitta di ieri per 1-3 contro il Frosinone, ha subito una frattura. Non si è trattato soltanto dei fischi dagli spalti, ma anche di un acceso confronto a distanza ripreso dalle telecamere, con il labiale del tecnico che ha fatto il giro dei social. La Curva Sud Avellino ha poi ribadito, tramite un comunicato ufficiale, i limiti invalicabili del rispetto reciproco tra squadra e tifosi.
“Ci sono limiti invalicabili e gerarchie che non possono non essere rispettate. Il tifoso, a casa nostra, è al primo posto. Il tifoso macina chilometri, paga il biglietto di tasca propria, gioisce e soffre. Il tifoso applaude ai gol e fischia ai passaggi sbagliati perché il pallone è il gioco popolare per eccellenza. Quello che abbiamo visto ieri è inaccettabile perché chi manca di rispetto a uno solo dei tifosi dell’Avellino, manca di rispetto a tutta la piazza. Come curva non ci addentriamo in commenti sul calcio giocato, né è nostro ruolo commentare questa o quella scelta tecnica. Il nostro ruolo è sostenere ed è quello che stiamo facendo, anche quando arrivano risultati poco gratificanti. Il ruolo dei tesserati, almeno nei nostri confronti, è invece quello di dimostrare rispetto. Mister Biancolino ha sbagliato e deve delle scuse alla piazza. Mister Biancolino non può permettersi di inveire contro questo o contro quel tifoso. Mister Biancolino, se non regge il peso di una piazza che ama a modo suo, può preparare la borsa e andare. Noi il nostro compito continueremo a farlo… voi cominciate in fretta”
In seguito all’episodio, l’U.S. Avellino 1912 ha organizzato una riunione tra società e staff tecnico per discutere sia le ultime prestazioni della squadra sia quanto accaduto, pur sottolineando che la squadra resta in linea con l’obiettivo stagionale. Al termine dell’incontro è emersa la volontà dello stesso Biancolino di chiarire pubblicamente la propria posizione e rivolgere un appello all’ambiente irpino.
“Sono consapevole che probabilmente per questa gente non sono uno come gli altri – ha affermato il tecnico – la mia storia in questo club fatta di cinque promozioni ma anche della delusione di una retrocessione e di due infortuni alle ginocchia probabilmente rende tutto per me più pesante. Sono un uomo in carne ed ossa anche io, accetto le critiche fin quando però non travalicano il limite del consentito sfociando in insulti, cattiverie ed offese che non toccano soltanto l’aspetto sportivo e professionale ma entrano nell’ambito personale e familiare. Questo non giustifica lo sfogo di fine gara del quale mi scuso e con il quale non intendevo mancare di rispetto a nessuno, soprattutto a quella che ritengo essere la mia gente poichè anche le pietre sanno che vivo in questa terra da più di venti anni. E’ stato un gesto sicuramente non bello ma non rivolto alla mia gente bensì ad una persona che non stava né giudicando l’allenatore né la persona. Ha usato parole offensive nei confronti della mia famiglia e questo é inammissibile. Ma comunque resta un gesto inaccettabile figlio dell’istinto che non posso e non devo permettermi, soprattutto in qualità di allenatore dell’Avellino. Non so cosa darei per raggiungere prima possibile l’obiettivo stagionale della salvezza, ma senza il supporto della nostra gente diventa tutto più difficile. A prescindere da Biancolino abbiamo una squadra ed una categoria da difendere. Il sostegno che chiedo è soprattutto per questi due ultimi elementi che sono molto più grandi di ognuno di noi. L’aiuto che si da alla squadra nei momenti difficili vale molto di più dello gioire insieme. Per questo spero e chiedo, veramente con tutto il cuore, che a partire dalla gara contro il Pescara il Partenio – Lombardi ritorni ad essere quella bolgia in grado di spingere la squadra alla vittoria. A fine partita, poi, è giusto applaudire o criticare a patto che lo si faccia nei confronti dell’allenatore e non dell’uomo. Sempre forza lupi!”
Le fratture, come quelle del corpo umano, possono essere rimarginate con cure e con un caldo sostegno, capace di dialogare e di trovare un nuovo punto d’incontro, per viaggiare verso una rinnovata coesione e, chissà, verso le nozze d’argento.

